“A metà strada tra Platone e il Prozac,

                                                                                                                                      la felicità ha smesso di essere un nobile

                                                                                                                                      obiettivo per diventare un diritto”

                                                                                                                                              (Richard Schoch – Le vie della felicità)

 

“C'E' VITA OLTRE…” nasce allora nel 2013 come un progetto fotografico "terapeutico".

All'alba dei 50 anni, siamo nel 2011, subisco quello che ho definito il mio "lutto professionale" per l'impatto devastante che ha prodotto sulla mia vita e su quella delle persone che mi amavano per quello che ero e non per quello che rappresentavo, o per meglio dire non rappresentavo più.

Da qui il dramma personale di sentirmi indegno di tanto amore incondizionato.

Depressione? Anche. Pillole? Anche, ma sopratutto, oggi direi per fortuna, l'idea di cercare la felicità, la voglia di vivere, il bicchiere mezzo pieno della vita, laddove secondo me era più difficile immaginare di trovarli per dimostrarmi che difficoltà peggiori delle mie sono state felicemente risolte da persone come me.

E la mia reflex di nuovo con me, dopo un lungo periodo di inutilizzo per registrare sensazioni e scoperte ed infine per raccontare a chi ha voglia di vedere le mie fotografie, che la vita è una e vale la pena di essere vissuta. Nonostante tutto.
 

Anche se già da un po' per fortuna non sussiste più la necessità che mi ha spinto ad iniziarlo - qualche anno fa avevo la necessità di cercare altrove il bicchiere mezzo pieno - oggi mi rimane il piacere di continuare a farlo, anche per non dimenticare...

I diversi reportage che compongono “C'E' VITA OLTRE…” spaziano tra ambienti culturali, sociali ed etnici differenti nei quali secondo i luoghi comuni ci aspettiamo di trovare dolore, disagio e degrado ma osservando con maggiore attenzione scopriamo un mondo parallelo, meno visibile del primo ma certamente non meno importante pregno, per l’appunto, di una voglia e una gioia di vivere che molto insegna a chi vive situazioni più privilegiate.

 

Non sono e non pretendono certo di essere temi nuovi anzi: già quasi 2500 anni fa nelle opere di Aristotele troviamo la più compiuta e perfetta espressione dell’etica come guida all’arte di vivere al meglio delle proprie possibilità, in base ad insegnamenti ancora attuali.

Passano i secoli e nell’antica Roma la felicità era adorata in quanto considerata una divinità ed era associata al concetto di fortuna che elargiva i sui frutti portando benessere, fertilità, ricchezza. "Godi di quello cha hai, perché nella vita tutto è effimero... ‘Carpe diem’ (Orazio}".

Nella stessa epoca in tutto il Mediterraneo, si sviluppa il pensiero cristiano per il quale la vera felicità veniva fatta coincidere con la beatitudine e non era quindi di questo mondo. La sofferenza era una via di redenzione che spalancava la porte dell’eterna beatitudine. 

Con Sant’Agostino il cristianesimo rappresenta ‘la via’ per la felicità e solo con San Tomaso D’Aquino il pensiero cristiano prende in esame la possibilità che la felicità sia anche una dimensione della vita terrena.

Tutte le religioni trattano della felicità, dall'Induismo al Buddismo, dall'Islam al Taoismo solo per citarne alcune; pur con molte divisioni tra secolare e profano, tra terreno e divino,  la felicità è sempre al centro del cammino dell'uomo.

Per Pico della Mirandola, siamo nel Rinascimento, l’uomo viene creato da Dio ma è libero di essere ciò che vuole e di andare secondo la sua volontà; anche nella pittura iniziano a comparire i primi soggetti profani sorridenti, pensiamo solo alla ‘Gioconda’ di Leonardo da Vinci o al ‘Ritratto di ignoto’ di Antonello da Messina. Progressivamente poi si passò dall’immagine di una felicità come premio divino, alla concezione di una felicità come ricerca attiva nel corso dell’esistenza.

Ai primi del '900 D'Annunzio da una parte, Verga e Montale su un fronte diametralmente opposto a disquisire ancora una volta il tema della gioia di vivere; passano altri anni e alla fine degli anni ’90 Roberto Benigni riprende il tema in maniera esplosiva ne “La vita è bella” dove la voglia di vivere è sempre presente anche e soprattutto nella tragedia.

 

E ancora: Alex Zanardi e Bebe Vio, cui la vita ha tolto molto ma non abbastanza per togliere loro la voglia di vivere, Nadia Toffa che la voglia di vivere non l’ha mai messa in discussione, fino alla fine.

Ecco allora le esperienze che con la massima umiltà ma con sempre maggiore convincimento e coinvolgimento riporto io con le mie foto: Oggey, un ragazzo che ho conosciuto nel braccio dei tossici del carcere romano di Rebibbia ("...Oltre la droga") durante la realizzazione di un servizio fotografico, che una volta uscitone e disintossicatosi, riempie Facebook dei propri sorrisi mentre si occupa di volontariato sociale ed oggi si prepara a diventare Mediatore Culturale.

Carla, costretta fin dalla nascita su una sedia a rotelle la cui gioia e voglia di vivere ("...Oltre la disabilità: Carla")  pur tra mille difficoltà non è mai stata messa in discussione, anzi.

La comunità Bengalese di Roma ("...Oltre le periferie") che in 20 anni ha trasformato una nostra periferia urbana nel centro culturale, economico e sociale della loro vita oltre che nel loro centro religioso e culturale ("...Oltre le barriere religiose").

Gli indiani Sikh cne nelle campagne del sud pontino ricreano una loro dimensione a 2.000 km dalla loro Terra ("...Oltre le barriere sociali").

I detenuti di Regina Coeli (“Oltre la detenzione..." ) che in una spiritualità ritrovata provano a guardare oltre le mura del carcere.

Ed ancora: zingari ("Oltre il degrado..." ) che non vedono le loro baracche né la loro condizione di povertà ed emarginazione, ma piuttosto una condizione che, comunque sia, è la loro e come tale va vissuta al 100%, in alcuni casi alla ricerca di una reale integrazione ("Oltre le barriere culturali")

Un gruppo di ragazzi con spina bifida a Paestum (“Oltre la disabilità: storie d'estate” ) per una vacanza in cui hanno fatto presto dimenticare la loro condizione agli altri ospiti  del villaggio, mostrandosi semplicemente come un gruppo di ventenni innamorati, divertiti, spensierati.

Non ho finito di guardare, osservare e raccontare: c’è moltissima voglia di vivere intorno a noi, basta coglierla e forse anche questa mia ricerca fotografica racconta un po’ la mia voglia di vivere oltre i miei problemi, piccoli o grandi che siano al confronto di quelli che racconto con la mia reflex…

​​                                                                                                                                                Massimo Podio

                                                            

I singoli temi finora investigati:

“C'E' VITA OLTRE… le barriere culturali”       

“Roma-Dhaka Km0” (2013-2014)                                                 

"Scuola di Corano" (2014)                                                  

"Sikh people" (2015)

“C'E' VITA OLTRE… il degrado”               

"Diversamente Rom"  (2016-2017)                                                                       

"Ciao io sono Maria" (2015)

“C'E' VITA OLTRE… la libertà”                   

“Oltre le sbarre” (2016)                       

“Non più soli..." (2017-2018)

“C'E' VITA OLTRE… la disabilità fisica”          

“Volere volare" (2017-2019)      

“Sapore di mare” (2017)


 

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